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LE AVVENTURE DI PINOCCHIO – diretto e interpretato da Flavio Albanese

20/08/2026 · Article 🕐 🆕 🇮🇹 😊
LE AVVENTURE DI PINOCCHIO. Raccontate da lui medesimo(1826 /2026 – Bicentenario della nascita di Collodi)Diretto e interpretato da Flavio AlbaneseCollaborazione artistica Marinella AnaclerioVoce della Fatina Cristina SpinaMusiche Fiorenzo Carpi (a cura di Giulio Luciani)Disegno luci Mattia VigoScenografia Iole CilentoBurattino gigante realizzato da Renzo AntonelloMaschera asinello realizzata da Luigia BressanProduzione Compagnia del SoleBorgio Verezzi, 9 agosto 2026 (Torrione Medievale) www.Sipario.it, 11 agosto 2026 #twoj_fragment1-1 Nel suo ultimo scorcio di programmazione il Festival Teatrale di Borgio Verezzi rende il giusto omaggio al bicentenario della nascita dell’italiano più tradotto nel mondo: Carlo Lorenzini in arte Collodi, e lo fa con una messa in scena di Pinocchio interpretato da Flavio Albanese. Nel raccolto cortile sottostante il Torrione cosiddetto medievale (in realtà del 1564) si è montato un palco per ospitare questo spettacolo nato nel 2009 in seno al Piccolo Teatro di Milano. Albanese ripercorre in modo fedele Le avventure di un burattino di Collodi, con qualche piccolo taglio e ci presenta una versione per l’occasione alleggerita delle scenografie, ma che ben si adatta alle dimensioni del luogo. Autentico one man show, Flavio Albanese si lancia a perdifiato in una performance briosa e accattivante e si misura con un testo per nulla facile in quanto patrimonio comune e ognuno di noi ha in mente la propria immagine di Pinocchio. Come ci ha rivelato l’attore e regista nel corso di una breve intervista al termine dello spettacolo, l’idea risolutiva è stata quella di utilizzare la formula offerta dallo spettacolo di varietà, implicitamente suggerita dallo stesso testo che si apre, fin da subito, alla dimensione teatrale con Mangiafuoco e il teatro dei burattini. In tal modo Albanese ha inserito, in modo assolutamente funzionale, tutta una serie di figure che attraversano gli ultimi cento anni di teatro italiano per cui, tra i personaggi del romanzo, vediamo baluginare le silhouette (nelle battute, nei costumi, nei gesti) Petrolini e Totò, udiamo la voce di Carmelo Bene e di Andrea Balestri (il giovane protagonista del Pinocchio televisivo firmato da Luigi Comencini). Ma non solo, Flavio Albanese fa letteralmente esplodere il tessuto narrativo pensato da Collodi e lo inframezza con arie e recitativi in cui il pianoforte diventa interlocutore privilegiato della performance dell’attore barese. Ed ecco allora affollarsi una ridda di voci, ora chiocce (come quella del Grillo parlante) ora tenebrose (Mangiafuoco), ora sornione e suadenti (Pulcinella) cui Albanese dà vita utilizzando, di volta in volta, un costume, una maschera, un cappello… piccoli segni che introducono un carattere differente. Ma su tutto domina da parte dell’attore il controllo e l’uso sapiente della voce che incarna con naturalezza e apparente semplicità, un’infinita gamma di personaggi. Albanese ha catturato per un’ora e venti il pubblico passando dal riso sguaiato, al sussurro, dal singhiozzo, all’urlo, dal canto al recitativo senza mai perdere il ritmo della narrazione e sempre in perfetta sintonia con la musica. La gamma interpretativa adottata da Albanese permette di inserire agganci con la realtà odierna, battute a sfondo politico, citazioni dai classici (perfino il finale della Tempesta di Shakespeare), offrendo, in tal modo, uno spettacolo stratificato, con differenti piani di lettura e, al tempo stesso, capace di arrivare a differenti tipologie di pubblico. Il baule sullo sfondo, al quale l’attore attinge per cambiare di volta in volta personaggio, si fa metafora della performance e del viaggio: Albanese ci conduce lungo la nostra storia rendendo attuale un racconto e una serie di situazioni che, soprattutto per noi Italiani, parrebbero fissate per sempre, contribuendo quasi a definire un’identità che è già tutta contenuta nel capolavoro di Collodi. Questa stratificazione ci viene così restituita pescando, di volta in volta, nella nostra sterminata tradizione musicale e teatrale: il cinema, il melodramma, il varietà, il teatro delle marionette… Non è importante alla fine la conclusione del viaggio, ma il viaggio stesso, come una sorta di Grand Tour sette-ottocentesco (ma con segno capovolto), attraversiamo nello spazio e nel tempo un Paese con tutte le sue contraddizioni, con le pulsioni estremiste di destra, la cialtroneria, il mondo all’incontrario che premia i corrotti e i malandrini, la speranza, italianissima, in una salvezza conquistata a buon mercato… e tutto questo Flavio Albanese ce lo squaderna davanti agli occhi con leggerezza, col sorriso complice di chi ci porge lo specchio deformante e ride con noi e di noi. Al termine dello spettacolo grandi applausi hanno festeggiato questo bellissimo spettacolo e lo splendido interprete. Mauro Canova
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