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La Voce dei Berici

01/07/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹
Se trent’anni fa poteva forse sembrare che l’Occidente stesse precipitando verso Sodoma e Gomorra, spingendo la Chiesa italiana a contrastare la deriva edonistica e relativista con l’affermazione dei cosiddetti valori non negoziabili, un ambizioso progetto culturale e la tentazione di pericolosi abbracci di ammiccanti forze politiche liberal-conservatrici, oggi il mondo appare invece sempre più spesso simile all’antica Babilonia. Anche le vicende degli ultimi giorni, tra memorandum anticipati e poi disattesi, tregue che non reggono, conflitti che non cessano, un Presidente Usa a cui sarebbe meglio togliere il telefono e un’Europa che sulle migrazioni si piega ai diktat sovranisti (mentre decine di migliaia di persone continuano a soffrire e morire a causa di guerre, povertà e sistemiche ingiustizie), confermano la confusione generale. Degni di Babilonia appaiono il continuo prevalere della forza sul diritto, le folli spese militari, la prepotenza di Israele, l’affermarsi di modelli tecnocratici guidati dal primo inquietante trilionario della storia, le sparate destabilizzanti dei leader sui social, il fare dei migranti il capro espiatorio di ogni problema, la crisi delle diplomazie e lo smarrirsi di una politica che più non sembra credere nella reale possibilità della pace e del bene comune. Forse anche tale scenario spiega, per reazione, la crescita di consenso attorno alla figura di papa Leone che, in un mondo sempre più confuso e in fiamme, parla invece di una città dove Dio e l’umanità tornano a costruire insieme la civiltà dell’amore. Lo ha fatto nella sua enciclica Magnifica Humanitas, dove l’immagine di Babele ricorre fin dalle prime righe, lo ha fatto negli importanti discorsi pronunciati in terra di Spagna, parlando della “grave crisi culturale e spirituale che attraversa il mondo”, e lo ha fatto infine, lo scorso fine settimana, a Pavia, pregando sulle reliquie dell’autore del De civitate Dei. È infatti proprio dal Santo di Ippona che il Papa agostiniano riprende l’immagine delle due città, simboli di due modi opposti di vivere e di abitare la terra: da un lato la città di Dio, dall’altro la città terrena. Due realtà, secondo Agostino, che fino al giudizio finale dovranno coesistere una a fianco all’altra, o meglio mescolarsi e intrecciarsi come il grano e la zizzania di evangelica memoria. La seconda fondata da Caino e popolata da uomini che ricercano solo il predominio gli uni sugli altri, la prima creata dagli angeli e abitata dai giusti che vivono animati dalla carità. Perché la città di Dio possa crescere è necessario che ogni essere umano riscopra la propria natura sociale, che è natura essenzialmente solidale: “Oggi – ha detto il Papa – invito ciascuno di voi a ripetere dentro di sé: mi interessa la nostra città! Mi interessa la salute di chi ho accanto, mi interessa la bellezza del luogo in cui abito, mi interessa la qualità della vita negli ambienti in cui lavoro e dove trascorro il tempo libero. Mi interessa questa terra così fertile, dove tutto parla del lavoro paziente di chi per secoli ha ascoltato il ritmo del creato, sentendosi in armonia con la natura”. Come non sentire in quel mi interessa, ripetuto per cinque volte, un’eco dell’I care di don Milani, contrapposto allo strafottente “me ne frego” dei fascisti di ieri e dei potenti che oggi ordinano bombardamenti, remigrazioni e per ragioni economiche avvallano sempre nuove forme di sfruttamento e schiavitù? Nelle parole del Papa troviamo la logica della città di Dio che si oppone a quella della città dell’uomo, non per distruggerla, ma per trasfigurarla dall’interno, secondo il principio evangelico del sale e del lievito, rendendola spazio vitale accogliente e sicuro per tutti. L’essere umano non è condannato al caos di una Babele planetaria. Un altro ordine mondiale è possibile. Quello del Regno dei Cieli. Realtà che supera i confini stessi della Chiesa e del cristianesimo, ma che i cristiani in particolare sono chiamati a custodire, annunciare e realizzare come profezia d’amore e di salvezza per il mondo. Alessio Graziani, donalessio@lavocedeiberici.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
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