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Scisma nella Chiesa, ecco cosa ne pensano i fedeli torinesi
Lo scisma tra la Santa Sede e la Fraternità Sacerdotale San Pio X, sancito dopo la consacrazione di quattro nuovi vescovi senza il mandato di Papa Leone XIV, ha riaperto una delle ferite più profonde della Chiesa cattolica. Ma fuori dagli ambienti ecclesiastici la notizia sembra essere arrivata solo in parte. All'uscita delle chiese torinesi, infatti, molti fedeli ammettono di non sapere cosa sia successo, mentre chi conosce la vicenda la interpreta soprattutto come una divisione che rischia di allontanare ancora di più le persone. «Il fatto che nel 2026 si voglia ancora tornare indietro invece che andare avanti non mi convince», racconta Delia. «La Chiesa dovrebbe avvicinarsi agli altri e non chiudersi nei propri schemi. Tornare alla messa in latino? Molta gente non capirebbe. Oggi c'è bisogno di aprirsi, soprattutto ai giovani. Basta andare a messa per vedere che ci sono sempre meno persone». Tra chi ha sentito parlare della vicenda prevale il desiderio di unità. «Non conosco bene tutti i dettagli, però una divisione interna alla Chiesa non mi sembra una cosa positiva», spiega un'altra parrocchiana. C'è poi chi preferisce non prendere posizione: «Io sto bene con il mio credo e spero che anche gli altri possano vivere serenamente il proprio. Sono per la libertà». Molti, però, ammettono semplicemente di non conoscere la vicenda. Tra loro anche una suora, che dice di condividere la posizione espressa da Papa Leone XIV e dal Vaticano, che ha definito la consacrazione dei quattro vescovi un atto scismatico e invitato sacerdoti e fedeli a non aderire alla Fraternità. La frattura nasce dalla decisione della Fraternità Sacerdotale San Pio X di consacrare quattro nuovi vescovi senza l'autorizzazione del Pontefice, nonostante il suo appello a evitare una nuova lacerazione nella Chiesa. Un gesto che, secondo il diritto canonico, comporta la scomunica automatica e segna una nuova rottura con Roma, a quasi quarant'anni dallo strappo del 1988. I lefebvriani rifiutano alcune delle principali riforme introdotte dal Concilio Vaticano II, a partire dalla messa in lingua corrente, continuando a celebrare esclusivamente il rito tridentino in latino. Ma per molti fedeli torinesi il dibattito resta lontano dalla vita quotidiana delle parrocchie: la preoccupazione più ricorrente è vedere una Chiesa capace di parlare alle persone e ai giovani, evitando nuove divisioni.
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