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Congelare gli ovuli in Italia costa almeno 3.000€

17/08/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹
Il video con cui Alexandra Ocasio-Cortez ha raccontato pubblicamente la propria scelta di sottoporsi al congelamento degli ovuli ha riportato l'attenzione su una procedura che in Italia e nel mondo è regolata da tempo, ma che continua a porre gli stessi nodi: chi può farla, e chi se la può permettere. La procedura consiste nel prelevare le cellule riproduttive femminili in una fase in cui la loro qualità è ancora elevata, per poterle poi utilizzare, anche molti anni più avanti, in un percorso di fecondazione assistita. In Italia è legale dal 2009. Esiste un primo gruppo di casi in cui il congelamento è considerato necessario dal punto di vista clinico: donne che devono affrontare chemioterapia o radioterapia, oppure che convivono con patologie autoimmuni, endocrine o genetiche capaci di compromettere precocemente la riserva ovarica. Per queste situazioni le linee guida del ministero della Salute raccomandano esplicitamente la procedura, che in questi casi può essere coperta dal Servizio sanitario nazionale. C'è poi un secondo gruppo: donne che scoprono in giovane età di avere una riserva ovarica ridotta, che sanno di avere una storia familiare di menopausa precoce, oppure che scelgono di congelare gli ovuli per motivi personali. Per tutte queste donne, l'accesso passa quasi sempre dai centri privati di fecondazione assistita: in Italia sono oltre trecento, in gran parte non pubblici. Il costo medio supera i 3.000€, spese che restano interamente a carico delle pazienti. Fa eccezione, per il momento, la Puglia: è l'unica regione italiana ad aver introdotto un contributo economico per chi vuole sottoporsi al social freezing senza motivazioni mediche. La misura, varata a fine 2024, prevede un rimborso fino a 3.000€ a persona per le donne tra i 27 e i 37 anni, residenti in Puglia da almeno un anno e con un ISEE non superiore a 30.000€. I nuovi bandi sono stati pubblicati proprio in questi giorni. Altre regioni – come la Toscana o, come riportato dal giornalista di Fanpage Ciro Pellegrino nella newsletter TUFO, la Campania – si stanno muovendo in direzione simile, ma restano casi isolati in un quadro nazionale ancora molto frammentato. Il collettivo Stiamo Fresche è attivo da anni in una campagna di sensibilizzazione sul tema. 
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