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Hormuz, il petrolio a livelli pre-guerra. Per le navi calano i premi assicurativi
I prezzi dei principali benchmark petroliferi sono tornati ai livelli prebellici, azzerando i rialzi accumulati durante le settimane di conflitto e tensione tra Stati Uniti e Iran. La quotazione del Brent ha toccato i 72 dollari dopo il picco di 82 raggiunto lunedì, mentre il Wti è sceso sotto i 69 dollari. Adesso il mercato scommette su una ripresa veloce dei flussi di esportazione dal Golfo Persico, nonostante le tante incognite del protocollo d’intesa tra Washington e Teheran, firmato il 18 giugno, che ha stabilito 60 giorni di tregua per negoziare una soluzione definitiva. Da quella data il transito nello Stretto di Hormuz è aumentato in modo significativo, anche se non si tratta di un ritorno alla normalità. Secondo i dati della società di analisi Kpler, al 24 giugno gli attraversamenti confermati hanno superato le 70 navi di vario genere, il doppio rispetto al giorno precedente. Dal 18 giugno sono passate almeno 172 imbarcazioni, soprattutto navi commerciali a basso rischio (come le portarinfuse), una cifra che non tiene conto dei transiti effettuati con il transponder spento per non farsi individuare dall’Iran. Prima del conflitto, il traffico medio giornaliero era di 125 imbarcazioni. Relativamente ridotto il passaggio di petroliere: almeno 20 accertate, ma tutte cisterne di medie e grandi dimensioni, che hanno già portato fuori dal Golfo circa 35 milioni di barili di greggio. Il ritorno alla navigazione è favorito dalle attività di sminamento e dall'uso della rotta sul versante dell’Oman Il ritorno alla navigazione è favorito dalle attività di sminamento americane e dall’uso crescente della rotta che corre sul versante dell’Oman, una soluzione osteggiata dall’Iran, che finora non ha però dato seguito alle minacce di ritorsione. La maggior parte delle navi ha inoltre riattivato i transponder, un chiaro segnale di fiducia. Anche il colosso del container shipping Msc, che ha subìto diversi attacchi e sequestri da parte iraniana, il 20 giugno ha fatto transitare la Msc Qingdaocon il segnale attivo. Oltre al petrolio, sono diminuiti i premi assicurativi. Il costo della copertura contro il rischio di guerra (hull war) è calato al 2% del valore della nave, dal 5% di sei giorni prima, riducendo di centinaia di migliaia di dollari premi che potevano arrivare a milioni di dollari alla settimana. Al contrario, sono schizzati alle stelle i prezzi dei noli, in particolare quelli delle petroliere. Secondo broker e operatori del settore intervistati da Reuters, il costo giornaliero per noleggiarne una fuori da Hormuz è passato in una settimana da 106.500 a 190.500 dollari. Il nolo delle superpetroliere – imbarcazioni con capacità di carico di 2-3 milioni di barili – che devono entrare nel Golfo è arrivato a una media di 469 mila dollari al giorno, un massimo storico, con un incremento di oltre 50 mila dollari rispetto alla rilevazione di sette giorni prima e più del doppio delle navi simili che non devono attraversare lo Stretto. A gonfiare i prezzi è la forte contrazione dell’offerta, con circa 100 petroliere ancora bloccate dalla parte sbagliata di Hormuz che comprimono il tonnellaggio disponibile proprio nel momento in cui sale la domanda e i produttori del Medio Oriente vogliono aumentare le esportazioni. Le incognite della tregua sono ancora tante. Oltre alle divergenze sull’utilizzo della rotta sul versante omanita, vanno definite le questioni relative alle sanzioni residue e alla governance futura del passaggio. Washington è contraria a qualsiasi forma di pedaggio, mentre Teheran mostra chiaramente l’intenzione di guadagnare sui transiti offrendo (o estorcendo) servizi alle navi. L’Iran ha istituito a questo scopo una nuova agenzia marittima, la Persian Gulf Strait Authority (Pgsa), un organismo dalla dubbia legittimità internazionale, ordinando alle navi che vogliono attraversare lo Stretto di registrarsi – per ora gratuitamente – e minacciando quelle che non lo faranno. Rimangono i dubbi sui negoziati e sul futuro dello Stretto. Washington è contraria a qualsiasi tipo di pedaggio, mentre Teheran ha già creato un registro per il passaggio Tuttavia, il mercato ha già emesso il suo verdetto: il rischio geopolitico legato alla navigazione nel Golfo si è drasticamente ridotto e i prezzi del petrolio ne prendono atto. Citi ha dichiarato che una significativa de-escalation è ora il suo scenario di base. La banca prevede che il Brent scenderà nell’intervallo 60-65 dollari al barile nei prossimi 6-12 mesi, grazie alla normalizzazione dei flussi attraverso Hormuz. Qualsiasi rialzo estivo del petrolio, affermano gli analisti, dovrebbe essere temporaneo ed esaurirsi rapidamente, senza invertire il trend ribassista. «Il nostro interesse è la libertà di navigazione», ha detto ieri il segretario di Stato americano Marco Rubio a margine dell’incontro in Bahrain con i suoi omologhi degli Stati del Golfo. «Se le navi si muovono, allora reagiamo di conseguenza. Se invece dovessero smettere di passare liberamente, se fosser
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