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L’obiettivo del servizio pubblico non è fare ascolti
Dal 1° ottobre non esisterà più il canale Rai Scuola, numero 57 del digitale terrestre. I contenuti rimarranno disponibili su RaiPlay dove, stando alle dichiarazioni della rete, verrà potenziata l’offerta digitale. La Rai ha giustificato la decisione con la necessità di adeguare il Servizio Pubblico «alle modalità di fruizione delle nuove generazioni». La cancellazione del canale tv viene presentata come una naturale evoluzione per andare incontro agli studenti.
A supporto l’ente cita i dati dello share, cioè la percentuale di spettatori rispetto al totale delle persone che in quel momento stanno guardando la televisione. Sono molto contenuti: 0,14% di share medio nel 2024, 0,13% nel 2025 e circa 0,09-0,10% nei primi mesi del 2026. Ma non pessimi. Come ricorda Enrico Bucci sul Foglio, negli anni passati Rai Scuola ha mantenuto ascolti molto superiori a quelli passati. E questo nonostante sia un canale tematico posizionato molto “in alto” sul telecomando.
Utilizzare lo share per giustificarne la chiusura non ha quindi molto senso. Non ne ha proprio se il canale svolge un importante ruolo di servizio pubblico certificato dalla Rai stessa. Nell’indagine Qualitel 2024 Rai Scuola otteneva 8,0 come gradimento complessivo del canale tv, seconda fra le reti tematiche dietro a Rai Storia. Nell'offerta digitale raggiungeva 8,1, come RaiPlay. Non si può neanche parlare di “evoluzione”. Il comunicato non cita investimenti per ampliare l’offerta digitale già esistente. Fa un generico riferimento a una piattaforma che unirà contenuti educativi, produzioni di RAI Cultura e materiali delle teche RAI. Sommare, non creare. Lo stesso approccio degli ultimi tempi, in cui Rai Scuola ha riempito il palinsesto riproponendo programmi e format del passato.
Da ottobre il canale 57 diventerà Canale Territorio. Sul modello di “Linea verde” punta a raccontare l’Italia, per suscitare «emozioni identitarie e personali». Questa è l’idea di servizio pubblico della Rai: sostituire la divulgazione scolastica con una formula nazionalpopolare, rispettabile ma già abbondante e ricorrente nella tv pubblica. Anche qui, senza grandi investimenti in innovazione.
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