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Quando l’arte diventa uno spazio di cura

01/09/2026 · Article 🕐 🆕 ⚠️
Può un percorso all’interno di un museo contribuire al benessere psicologico? E quale ruolo possono assumere l’arte e i luoghi della cultura nella promozione della salute mentale? Sono domande che guidano il nostro lavoro e che, negli ultimi anni, hanno acquisito crescente rilievo nella ricerca scientifica e nel dibattito sulla salute pubblica. Numerosi studi indicano che la partecipazione ad attività artistiche e culturali può associarsi a una riduzione dello stress e dell’ansia, a un miglioramento dell’umore e a una maggiore qualità della vita. Anche la stampa nazionale ha recentemente richiamato l’attenzione sulle possibili relazioni tra frequentazione dei luoghi della cultura, benessere psicologico e salute. In diversi Paesi si stanno inoltre diffondendo esperienze di “social prescribing”, nelle quali medici e servizi territoriali orientano le persone verso attività culturali e sociali che possono contribuire a contrastare la solitudine, l’isolamento e alcune forme di disagio psicologico. Il museo viene così considerato non soltanto come luogo di conservazione e conoscenza, ma anche come spazio di relazione, partecipazione e inclusione, potenzialmente capace di affiancare le tradizionali strategie di promozione della salute. È in questo scenario che si colloca Minerva – Museum, Innovation, Neurosciences: Effects of and Reactions to the Value of Art, il progetto che abbiamo sviluppato dalla sezione di Psichiatria dell’Università di Verona, sede del Centro collaboratore dell’Organizzazione mondiale della sanità per la ricerca e la formazione in salute mentale, insieme a Palazzo Maffei casa museo – Fondazione Carlon. La prima esperienza di Minerva è stata descritta nell’articolo scientifico From art to mental health: exploring the impact of a museum-based intervention on psychological well-being, pubblicato nel 2025 sulla rivista internazionale Frontiers in Psychology. Lo studio ha coinvolto 103 persone adulte in un itinerario strutturato attraverso le sale di Palazzo Maffei. Il percorso comprendeva tre incontri settimanali, ciascuno della durata di circa un’ora, dedicati rispettivamente al dialogo tra antico e moderno, alle relazioni tra arte e scienza e al rapporto tra esperienza artistica e benessere psicologico. Le visite, guidate da storiche dell’arte, invitavano i partecipanti non soltanto a osservare le opere, ma anche a riflettere, confrontarsi e condividere le proprie interpretazioni. Prima e dopo il percorso sono stati valutati il disagio psicologico, i sintomi ansiosi e depressivi e il benessere percepito. Al termine dei tre incontri sono stati osservati miglioramenti statisticamente significativi in tutti gli indicatori considerati. La percentuale di partecipanti con disagio psicologico è passata dal 67% al 56%. La quota di persone con ansia moderata o grave si è dimezzata, passando dal 13,6% al 6,8%, mentre la presenza di sintomi depressivi da moderati a gravi è diminuita dall’8,8% al 4,8%. Parallelamente, la percentuale di partecipanti con un livello elevato di benessere psicologico è aumentata dal 34% al 50%. I miglioramenti più evidenti sono stati osservati nella fascia di età compresa tra i 41 e i 60 anni. Il percorso ha mostrato anche un’elevata capacità di coinvolgimento: il 97% dei partecipanti si è dichiarato soddisfatto, il 98% lo ha giudicato interessante, l’89% appropriato rispetto ai propri bisogni e il 97% accessibile e facile da seguire. La ricerca più recente suggerisce che i possibili benefici di una visita al museo non dipendano soltanto dalla contemplazione della bellezza. Possono entrare in gioco diversi elementi: la possibilità di prendere temporaneamente le distanze dalle preoccupazioni quotidiane, l’attivazione dell’attenzione e della curiosità, la regolazione delle emozioni, la stimolazione della memoria, la costruzione di nuovi significati e l’incontro con altre persone. L’esperienza museale può quindi coinvolgere contemporaneamente dimensioni estetiche, cognitive, emotive e sociali. Recenti studi condotti in contesti museali hanno rilevato miglioramenti dell’umore e riduzioni dell’ansia, iniziando a esplorare anche i meccanismi neurofisiologici associati alla risposta individuale. Altre ricerche, rivolte in particolare alle persone anziane, mostrano come anche le visite virtuali possano favorire emozioni positive, partecipazione e soddisfazione per la propria vita, contribuendo a superare alcune barriere di accesso alla cultura. Questi risultati aiutano a comprendere l’originalità di Minerva: non una semplice visita al museo, ma un percorso strutturato, guidato e partecipativo, progettato per favorire osservazione, riflessione, dialogo e condivisione. I risultati raggiunti non rappresentano un punto di arrivo, ma l’inizio di un programma di ricerca più ampio. Il primo studio non prevedeva un gruppo di controllo e ha misurato gli esiti soltanto nell’immediato. Non consente quindi di stabilire con certezza un rapporto di causa ed effetto
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