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Sulle ali dei fenicotteri vola il sogno di un’Albania diversa

23/06/2026 · Article 🕐 🆕 😊
“Dalla barca, abbiamo nuotato fino all’isola, siamo saliti a piedi nudi fino alla cima e ne siamo rimasti completamente affascinati”. Un racconto affascinante, vero? I protagonisti sono Ivanka e Jared, figlia e genero di Donald Trump. La barca era uno yacht da decine di milioni di dollari. L’isola, Sazan, si trova a poca distanza da Valona, terza città albanese. Insieme alla vicina isola Zvërnek all’interno della zona lagunare Narta, l’area gode dello status di “paesaggio protetto” data la sua importanza naturale, in particolare per gli uccelli migratori, tra i quali i fenicotteri rosa. Nell’intervista citata in apertura, Ivanka Trump spiega il suo interessamento immobiliare per la zona naturale dove vorrebbe costruire un resort di lusso investendovi quattro miliardi di dollari insieme a dei soci d’affari imprecisati.   Meno affascinante, vero? Per moltissimi albanesi è uno scenario da incubo. Da tre settimane, al calar della sera scendono in strada ogni giorno a Tirana e nelle maggiori città albanesi, protestando contro il resort e la concessione data dal governo del primo ministro Edi Rama, da tredici anni al potere. La Procura speciale contro la corruzione e la criminalità organizzata (SPAK) ha confermato l'avvio di indagini sulle procedure governative che hanno modificato lo status di Paesaggio protetto. Un movimento sorprendente e multicomposito, per età, estrazione sociale e motivazioni politiche. Innegabile la componente ambientalista, il motore iniziale della protesta chiamata “La rivoluzione dei fenicotteri”.   La folta presenza di giovani ai cortei ha spinto alcuni media a indicare centrale la questione generazionale, riassunta nella semplificazione di generazione Z contro sistema di potere albanese, vecchio e corrotto. Alcuni osservatori intravedono nella mobilitazione la messa in discussione del modello di forte sviluppo turistico che sta conoscendo il paese negli ultimi anni, con la progressiva cementificazione delle coste dove spuntano grandi resort in mano a società estere, lasciando poche briciole ai residenti in termini economici e di lavoro, malpagato e precario.   Per sognare un futuro migliore, a molti albanesi spesso non resta che emigrare. Dal 2008, quasi un milione di albanesi è emigrato in Europa, con un’accelerazione negli ultimi anni soprattutto fra giovani, studenti e professionisti qualificati. Una vera emorragia demografica per il paese. I giovani che restano sperano ovviamente nella possibilità di poter costruire una vita dignitosa nel proprio paese, senza esser disposti a svenderlo. “L’Albania non è in vendita” è uno degli slogan maggiormente scandito nelle piazze. Altri ancora vedono nel movimento di protesta delle componenti nazionaliste, contro agenti stranieri non meglio identificati. Ai cortei partecipano pure i partiti di opposizione, che non si lasciano scappare l’occasione di una protesta popolare per attaccare il primo ministro Rama.   Il movimento di protesta è dunque variegato ma unito nel voler impedire il sogno cementificatore di Ivanka Trump e soci, contestando al contempo agli uomini al potere in Albania di essere interessati servitori dei miliardari stranieri. Della composizione eterogenea della “Rivolta dei fenicotteri” ne è convinto Osman Osmani, migrante kossovaro-albanese in Svizzera di lunga data, dove è stato molto attivo socialmente e politicamente. Osmani ex segretario sindacale di Unia responsabile per i membri dell’Europa sud-orientale (Balcani occidentali), raggiunto da area mentre si trova in Albania. «Nelle proteste si incontrano attori politici e sociali molto diversi tra loro: attivisti ambientalisti, studenti, intellettuali, movimenti sociali, partiti di opposizione, forze conservatrici, attivisti di sinistra e persone dalle ambizioni politiche proprie». Osmani rileva, con amarezza, una costante assenza nelle proteste popolari in Albania, quella dei sindacati. «In molti paesi europei i sindacati svolgono un ruolo importante quando si tratta di giustizia sociale, sviluppo economico, pianificazione territoriale o interessi pubblici. In Albania, invece, rimangono in gran parte invisibili o strutturalmente deboli. Anche in questo movimento, i sindacati sono assenti».   Nella questione del resort si è inserita anche l’Unione europea. La Commissione Ue aveva espresso preoccupazione sulle carenze del progetto, chiedendo alle autorità albanesi di sospendere i lavori, avviando una valutazione d’impatto ambientale in collaborazione con la società civile. Sullo sfondo, vi è la domanda di adesione dell’Albania all’Ue depositata nel 2009. Pochi giorni fa, il parlamento europeo ha approvato a larghissima maggioranza la re
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