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Decadenti e senz'anima, la città degli immobili vuoti che attendono di essere "risvegliati" [VIDEO]
È una mappa che somiglia a un bollettino di guerra, ma che nelle intenzioni dei promotori deve diventare il punto di partenza per una rinascita. Il convegno "Vuoti da colmare o vuoti a perdere?", promosso dall’Ordine degli Architetti di Asti e moderato dal presidente Maurizio Pugliese, ha messo a nudo la fragilità «di una città che sta perdendo dei pezzi, una città di cui dobbiamo occuparci perché si sta piano piano desertificando e questo è estremamente preoccupante» come ammesso dallo stesso Pugliese in apertura dei lavori. L'incontro ha riunito sullo stesso palco i principali stakeholder del territorio tutti sollecitati a rispondere alla domanda: dobbiamo rassegnarci al declino e al fatto che non si possa fare nulla, o c’è speranza di dare nuova vita a questi immobili? Il cuore del convegno, ospitato all’Auditorium della Banca di Asti, è stato un dettagliato censimento visivo curato dall'Ordine degli Architetti che ha suddiviso le criticità in tre categorie. All’architetto Pugliese ci sono voluti trentacinque minuti per elencare e analizzare la maggior parte dei contenitori vuoti, privati e pubblici, grandi e piccoli, in stato di abbandono e senza che ci siano idee o progetti noti (e realizzabili) per il loro recupero. Maurizio Pugliese, presidente dell'Ordine degli Architetti di Asti [foto Billi] Una lunga lista di ex “qualcosa” che tutti gli astigiani conoscono: un’area dello scalo ferroviario, l’ex sede della Banca d’Italia, l’ex clinica San Secondo, l’ex clinica Sant’Anna, l’ex ospedale, parte dell’ex Caserma Colli di Felizzano, l’ex Casa di Riposo “Maina”, l’ex asilo Regina Margherita, l’ex circolo Enel di via Pagliani, l'ex hotel Salera, l’ex palazzina Inps di via d’Azeglio, l’ex Way Assauto, l’ex Casermone (tra quelli messi peggio), l’ex Ibmei, l’ex Sis – Cavallino Alato, l’ex Ucic, l’ex Oasi dell’Immacolata, gli ex uffici comunali di via Govone, l’ex Upim e tanti altri ancora. Non meno importante è stato il richiamo alla categoria delle "Architetture Sottili" che potrebbero rilanciare la funzionalità a servizi di piazze e aree verdi oggi prive di una reale e performante funzione sociale. Luoghi il più delle volte utili a parcheggiare o comunque privi di una loro anima: piazza Leonardo da Vinci, l’area verde davanti alla Coop di corso Alessandria, il parcheggio sotto al cavalcavia Giolitti, piazza Medaglie d’Oro, ma anche una parte di via Pavese, piazza Cagni o il percorso delle Antiche Mura e il Bosco dei Partigiani (questi ultimi due collegati anche da un valore storico e culturale). Tuttavia, la "ferita" più profonda resta l'area della Way Assauto: otto ettari di storia industriale oggi ridotti a uno scheletro metallico, gravati da problemi di inquinamento da cromo che rendono le bonifiche estremamente onerose. L'allarme del commercio: un negozio su cinque è chiuso La desertificazione degli immobili non è solo un problema estetico, ma un dramma economico e sociale. Claudio Bruno, direttore di Confcommercio Asti, ha presentato dati preoccupanti: nel centro storico il 20,81% dei locali è sfitto. «Il commercio è un presidio di sicurezza e socialità», ha sottolineato Bruno, evidenziando come lo svuotamento di poli attrattori come l'ex ospedale, l’ex caserma e l’ex Upim abbia accelerato la chiusura dei negozi di vicinato. Per invertire la rotta, il mondo dell'impresa chiede pragmatismo. Paola Malabaila, presidente di Ance Piemonte, ha espresso forti perplessità sul "Piano Casa" nazionale, ritenendolo più adatto ai grandi fondi immobiliari che alle imprese locali, e ha lanciato una sfida al Comune: «Bisogna rendere la città attrattiva per i capitali privati, snellire la burocrazia e i tempi autorizzativi perché è impensabile che un imprenditore sia disposto a sostenere investimenti che si potranno realizzare da qui a 10 o 15 anni. I valori immobiliari di Asti sono bassi – ha poi aggiunto - servono incentivi e, per esempio, l’azzeramento dei costi di costruzione per rendere sostenibili gli investimenti». Sul fronte abitativo, Alberto Anselmo (Confcooperative Habitat Piemonte) ha focalizzato l'attenzione sulla "fascia grigia": giovani coppie e lavoratori che necessitano di alloggi in affitto a canoni calmierati, sottolineando come la rigenerazione debba rispondere a bisogni sociali reali. Il convegno ospitato all'Auditorium della Banca di Asti Un contributo internazionale è arrivato dall’architetto Fabrizio Aimar (Texas A&M University), che ha invitato Asti a adottare una visione strategica di medio-lungo periodo. Citando il caso dell'Unesco e le potenzialità dell'innovazione universitaria, Aimar ha spiegato che «la rigenerazione urbana deve passare attraverso la resilienza, la capacità di adattare gli spazi pubblici alle nuove esigenze climatiche e sociali, come il raffreddamento delle città attraverso nuove pavimentazioni». Per Renato Morra (Ordine degli Ingegneri), è fondamentale evitare di omologare tutti i contenitori vuoti sotto un'unica etichetta: ogni caso ha vincoli e proprietà diverse e va af
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