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«Il riscaldamento globale sta cambiando le montagne»

30/08/2026 · NewsArticle 🕐 🆕 🇮🇹 ⚠️
Mercoledì 26 agosto, al confine tra Nepal e Tibet, il collasso di una porzione di ghiaccio e roccia in alta quota ha provocato una gigantesca valanga. Il materiale è precipitato per oltre mille metri, trasformandosi progressivamente in una colata di acqua, fango e detriti che ha travolto villaggi, strade, ponti, centrali idroelettriche e infrastrutture lungo il sistema fluviale. Il bilancio continua ad aggravarsi. A oggi, 28 agosto, le autorità nepalesi hanno confermato 469 morti; sul versante tibetano la Cina riferisce di cinque vittime. Sono oltre 1.500 le persone ancora disperse nei due Paesi. Tra loro ci sono centinaia di stranieri, molti dei quali erano diretti verso il Tibet per pellegrinaggi o viaggi turistici. E l’emergenza non è finita. La massa di detriti ha creato un lago di sbarramento sul confine tra Nepal e Cina. L’acqua ha iniziato a tracimare e il rischio di una nuova onda di piena ha costretto i soccorritori a interrompere temporaneamente le operazioni in alcune aree. Le autorità continuano a monitorare la situazione per il pericolo che un nuovo cedimento possa propagare altra acqua e detriti a valle. «Non siamo di fronte a una normale alluvione provocata semplicemente da piogge estreme e neppure, propriamente, dal solo crollo di un ghiacciaio», spiega Giorgio Vacchiano, ricercatore in Scienze forestali all’Università di Milano e presidente di Climate Media Center Italia. A cedere, secondo le ricostruzioni, è stata anche una parte della roccia su cui poggiava il ghiaccio. Una massa stimata tra 100 e 200 milioni di metri cubi è precipitata per circa 1.400 metri, frammentandosi e incorporando altro materiale, acqua e sedimenti. «Il collasso iniziale cambia continuamente natura durante il percorso», spiega Vacchiano. La massa ha così generato una colata detritica che si è trasformata progressivamente in un’inondazione catastrofica, propagatasi per quasi 200 chilometri. Anche l’ipotesi iniziale di un terremoto come causa dell’evento è stata ridimensionata. Il forte segnale registrato dai sismografi sarebbe stato prodotto proprio dal collasso della massa di ghiaccio e roccia e dal successivo movimento dei detriti, e non il contrario. L’US Geological Survey ha classificato il fenomeno come un evento sismico generato dal collasso glaciale. «Sul cambiamento climatico bisogna essere precisi – precisa Vacchiano – Non possiamo dire oggi che “il cambiamento climatico ha causato questo specifico crollo”». L’attribuzione causale richiederà ulteriori studi. «Possiamo invece dire con molta più sicurezza che il riscaldamento globale sta modificando profondamente le condizioni fisiche dell’alta montagna himalayana e crea condizioni favorevoli a una maggiore instabilità», dice il ricercatore. «Al di là del singolo evento sappiamo bene che il riscaldamento sta modificando profondamente la criosfera e la stabilità delle montagne», spiega Elisa Palazzi, climatologa dell’Università di Torino. «Le alte quote si sono scaldate più rapidamente della media, e anche le precipitazioni sono cambiate. Di conseguenza, i ghiacciai si ritirano e si assottigliano, il permafrost si degrada e il ghiaccio che per secoli ha contribuito a mantenere coesi alcuni versanti viene progressivamente meno». È una trasformazione che riguarda un’intera regione. Le Nazioni Unite hanno stimato che i ghiacciai del Nepal abbiano perso quasi un terzo del loro ghiaccio in circa trent’anni. Nell’Hindu Kush Himalaya, inoltre, il tasso di perdita di ghiaccio nel periodo 2011-2020 è stato circa il 65% più rapido rispetto al decennio precedente. Quest’ultimo distacco è avvenuto a una quota estrema. «II distacco è avvenuto a 5.200 metri, per intenderci oltre la quota più alta del Monte Bianco (4.810 m): siamo in piena catena himalayana, al confine tra Nepal e Tibet. Qui il riscaldamento è più marcato della media globale, circa 0,33°C per decennio secondo le analisi più recenti», spiega Serena Giacomin, fisica, meteorologa e climatologa. «Quanto accaduto in queste ore è uno degli effetti di questa accelerazione: nell'area Himalaya-Karakoram, tra le zone più monitorate al mondo, sono già stati documentati oltre 388 GLOF (esondazioni da laghi glaciali). È  una delle manifestazioni più violente dell'estremizzazione climatica, la cui causa diretta la conosciamo: i gas climalteranti emessi dalla combustione di petrolio, gas e carbone». Il ghiaccio, però, non è soltanto una massa che può sciogliersi. È parte di un sistema in cui interagiscono roccia, acqua e sedimen
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