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Canicola grado 4 in Ticino. E ora?
In alcuni settori professionali, dove i sindacati sono più radicati, dei limiti sono stati introdotti nei contratti collettivi. È il caso della pavimentazione, dei pittori o i lavoratori all’aperto in facciata, dove già con il grado tre bisogna smettere di lavorare alle 13. Nell’edilizia, il grado 4 prevede l’interruzione alle ore 14. Ma già col grado tre, le imprese edili sono tenute a garantire la tutela della salute sul lavoro in base alle prescrizioni emesse dalla Suva. La responsabilità della salute dei dipendenti ricade legalmente sui datori, ricorda la Suva. Come siano andate le cose nei cantieri ticinesi, lo chiediamo al segretario regionale di Unia Ticino, Giangiorgio Gargantini. «Se la fornitura di acqua agli operai è generalmente rispettata (anche perché senza l’acqua il cantiere non funziona), più problematico è il rispetto delle pause di qualche minuto per rinfrescarsi. Da quel che abbiamo potuto constatare, molto raramente, le pause vengono rispettate. Ciò è molto grave» spiega Gargantini, responsabile edilizia di Unia Ticino. «Da questa mattina, col passaggio al grado quattro con l’obbligo di chiusura dei cantieri alle 14, registriamo e riceviamo segnalazioni di cantieri ancora attivi (alle 16.30, ndr). E questo è semplicemente inaccettabile». Non è l’unico aspetto negativo, aggiunge il sindacalista. «La pressione dei committenti sui tempi di consegna è uno dei problemi principali sui cantieri, che compromette fortemente la tutela della salute degli operai. Un comportamento inammissibile, ancor di più quando sono i committenti pubblici, come purtroppo spesso avviene». Al di là dei settori dove esistono delle tutele contrattuali, la canicola colpisce tutti i lavoratori all’esterno. «Lunedì come Unia abbiamo lanciato un appello al rispetto della salute degli agenti di sicurezza sulle strade. Ma è chiaro che la canicola riguarda moltissime categorie di lavoratori. Non solo quelli all’esterno, ma anche quelli costretti a lavorare in ambienti chiusi dove non hanno possibilità di aria rinfrescante. Penso a chi lavora in cucina, in realtà industriali, in generale dove lavorare con queste temperature è particolarmente gravoso» commenta Gargantini, concludendo: «La nostra posizione è chiara. I lavori all’esterno o al chiuso dove non è possibile rinfrescare, quando la temperatura supera i trentatré gradi, devono essere interrotti. L’unico motivo per cui non viene fatto, è il costo economico dell'interruzione. Quando si mette sulla bilancia la salute e la sicurezza di chi lavora e i costi economici, noi non abbiamo dubbi cosa debba essere la priorità. Vi è da domandarsi quale sia la scelta di imprese, committenti o autorità politiche».
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