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MIART 2026 “POLISEMIE DEL VISIBILE” DI GIULIA MANGONI | ARTNOBLE GALLERY – 4/2026 - Antonini Milano

01/07/2026 · Article 🕐 🆕
In occasione della Milano Art Week, LCA Studio Legale presenta a Palazzo Borromeo un intervento site-specific di Giulia Mangoni. In dialogo con il ciclo dei Giochi Borromeo, realizzato nella metà del Quattrocento, Mangoni sviluppa una serie di disegni che agiscono sul repertorio iconografico cortese, tra figure animali, corpi in azione e motivi botanici, trattandolo come un campo aperto di variazione. Le immagini non vengono citate, ma riattivate attraverso processi di sovrapposizione, slittamento e proliferazione. Questa operazione si innesta in una tradizione visiva propria del contesto tardogotico lombardo, in cui la miniatura e le raffigurazioni votive traducevano l’osservazione del reale, in particolare nel dettaglio botanico, in un sistema di segni. In modo analogo, Mangoni riattiva questa tensione tra osservazione e costruzione, facendo emergere la figura come processo e non come forma stabile. Collocata nella sala adiacente, “Polisemie del visibile” si configura come un dispositivo in cui l’immagine si articola in una pluralità di stati e apparizioni. In questo spazio, il visibile si dà come polisemia: non come moltiplicazione del significato, ma come condizione instabile dell’immagine stessa. Il progetto Polisemie del visibile nasce dal mio desiderio di entrare in relazione con un immaginario storico non come qualcosa di fisso, ma come una materia viva e attraversabile. In questo senso, i Giochi Borromeo diventano per me un archivio attivo, da cui immagini legate al ciclo degli affreschi vengono rimesse in circolazione attraverso il disegno, aprendosi a una pluralità di letture. Nel lavorare su questi materiali, mi interessa il gotico cortese e il suo “realismo lenticolare”: un modo di costruire l’immagine che non ricerca una coerenza spaziale, ma privilegia superficie, dettaglio e decorazione. Le figure si appiattiscono, si caricano di attributi, si fanno preziose. Temi cavallereschi, religiosi e fiabeschi convivono in uno spazio sospeso, in cui la ricchezza visiva sostituisce la profondità e moltiplica i possibili livelli di significato. Questa tensione verso il lusso e il preziosismo – anche attraverso elementi come la punzonatura dei fondi, tipica dell’epoca – non è per me una citazione, ma un principio operativo. Attraverso stratificazioni e variazioni, a partire da un archivio di disegni che costruisco nel tempo, l’immagine si apre a una dimensione instabile, dove la storia del gotico cortese entra in relazione con opere ad olio che condividono una stessa attenzione per la piattezza decorativa, attivando continui slittamenti di senso. Il lavoro si muove così tra archetipo e individuale, senza fissarsi in una forma definitiva. L’immagine diventa un campo aperto, in continua trasformazione, in cui il visibile si declina in forme plurali e lo sguardo è chiamato a ridefinirsi continuamente. Giulia Mangoni FOTOGRAFIEPhoto by Eleonora Pavesi. Courtesy: LCA Studio Legale
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