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Italia arcobaleno contro Italia nera

28/08/2026 · Article 🕐 🆕 ⚠️
Cosa resta dell’orgoglio italiano nella stagione dei sovranismi? Restano le ragazze e i ragazzi che corrono, saltano e nuotano alla grande, meglio dei loro coetanei del resto d’Europa, offrendo così uno zuccherino a un Paese ripiegato su sé stesso, isolato, impoverito, ridotto allo sbando da un governo delle destre che utilizza sempre e solo un’arma: la propaganda, una propaganda fallace per imbambolare gli italiani fino alle elezioni del prossimo anno. E magari fino all’elezione del presidente della Repubblica con l’obiettivo di portare un neofascista a occupare lo scranno più prestigioso, il Quirinale. Quei ragazzi e quelle ragazze dell’atletica e del nuoto sono diversi l’uno dall’altra, vengono da tutte le parti del mondo, loro o i loro genitori. Sono di pelle bianca e nera con tutte le sfumature di colore, cantano l’inno di Mameli di fronte a un tricolore sventolante, chi sa le parole e chi invece orecchia solo la musica perché italiano lo è diventato da pochissimi anni come il cubano Andy Díaz Hernández (nella foto), oro nel salto triplo. Se sei capace di vincere medaglie la nazionalità non te la nega nessuno, neanche un governo parafascista che ai migranti ha dichiarato guerra. Quei ragazzi così “diversi” fanno alzare il tricolore, alla faccia dei gargarismi xenofobi dei Vannacci, dei Salvini e delle Meloni usi a dividere la razza umana in tante razze diverse a seconda del colore della pelle, della fede religiosa, delle preferenze sessuali. Atlete e atleti (15 medaglie i maschi e 15 le femmine in un paese maschilista fanno ben sperare), nuotatori e nuotatrici d’eccellenza ma anche ginnaste e ginnasti perlopiù minorenni, ma anche pallavoliste united colors of Italy come Sylla ed Egonu. Fanno dimenticare, oltre alla crisi, i dolori del calcio, quello sì degno rappresentante della deriva politica italiana. Questi giovani campioni sono coetanei di quelli che scendono in piazza per la Palestina e per la difesa dell’ambiente sfigurato da politiche dissennate che bruciano risorse e boschi e polmoni, quelli che oltre a scendere in piazza si recano alle urne ma solo per affermare e difendere valori come la Costituzione e i diritti dei lavoratori. A votare alle politiche o alle amministrative, invece, non vanno più perché il fossato che li divide dai Palazzi è diventato abissale, non basta un salto stellare a scavalcarlo. Cantava Guccini mezzo secolo fa: “Una politica che è solo far carriera/ Il perbenismo interessato/ La dignità fatta di vuoto/ L’ipocrisia di chi sta sempre/ Con la ragione e mai col torto/ È un dio che è morto”. Questi giovani, campioni o sfigati che siano, rappresentano l’altra Italia ignorata dalla politica. Tolti loro, resta l’Italia meschina. L’estate al calor bianco che sta trasformando lo Stivale in un’isola caraibica volge al termine lasciandosi alle spalle detriti anneriti dai fuochi. L’Italia è più isolata che mai, per non farsi scavalcare a destra da Vannacci Giorgia Meloni dichiara guerra alla Spagna del socialista Pedro Sánchez arrivando a sospendere lo spazio Schengen e ripristinare le frontiere, i controlli, le espulsioni. Perché, urlano, per difendersi dall’immigrazione illegale e dal terrorismo in arrivo da Ceuta i turisti vanno controllati, magari qualcuno da respingere si trova. Il governo italiano specula sul dramma dell’immigrazione, indifferente ai quasi duecento poveracci affogati nel tentativo di raggiungere la colonia spagnola. Logica conseguenza di un atto scellerato, la Spagna rende pan per focaccia e ripristina i controlli alle frontiere a danno dei turisti provenienti dall’Italia. Con la faccia tosta che la contraddistingue, Meloni parla di “ricatto spagnolo”. Non basta: al nazionalismo si risponde con il nazionalismo, sempre sulla pelle dei migranti e così all’alzata d’ingegno italiana la Germania risponde annunciando che rispedirà a Roma i “dublinanti”, i richiedenti asilo sbarcati in Italia, perché secondo le odiose leggi europee ognuno deve tenersi chi approda sulle sue coste. Meloni risponde accusando il governo tedesco di non fermare le navi delle ONG del suo paese che salvano i migranti invece di lasciarli annegare. Siccome neanche la Svizzera ha coste sul Mediterraneo, il governo di Berna che non aderisce all’UE ma a Schengen sì, ha fatto sapere che ha già pronto l’elenco dei dublinanti che a fine mese rispedirà in Italia come pacchi postali. E le poste svizzere, si sa, sono un’eccellenza almeno nell’immaginario collettivo. E ancora, l’Austria orgogliosamente annuncia che si è portata avanti e ha già iniziato a rimandarci indietro i nostri dubl
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