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Il caldo uccide ma solo a Torino. Il ministero: «Temperature fuori norma di 9 gradi»
Il caldo uccide ma solo a Torino dove si è registrato «un incremento significativo dei decessi» sia nella prima ondata di calore, a fine maggio, che in quella di giugno. I dati arrivano dal ministero della Salute che, al termine della riunione della Cabina di regia interistituzionale prevista nell'ambito del Piano operativo nazionale sugli effetti del caldo, ha confermato che non si registra un aumento di morti per il caldo in Italia. Con un'unica eccezione: i dati relativi alla sorveglianza della mortalità giornaliera tra gli over 65, mostrano un incremento significativo solo nella città di Torino che, forse non a caso, è anche la città in cui si è registrato l'aumento maggiore delle temperature con picchi di 9 gradi in più rispetto ai valori di riferimento contro i 7 gradi delle altre città italiane. «Abbiamo sempre dato la massima attenzione a questa tematica e continueremo a farlo - ha ribadito il ministro della Salute Orazio Schillaci -. Monitoriamo costantemente il quadro in collaborazione con le autorità sanitarie territoriali, avendo come punto di riferimento i dati che raccogliamo e che vanno analizzati in maniera concreta per poter poi agire sul piano operativo ed epidemiologico». Secondo i dati raccolti in tempo reale dal Dep Lazio, nel mese di giugno 2026 le temperature massime hanno registrato incrementi di oltre 7 gradi rispetto al periodo di riferimento in diverse città italiane. A Torino sono stati osservati picchi di oltre 9 gradi, confermando l’intensità dell’ultima ondata di calore. Dal 22 giugno il ministero della Salute ha attivato il 1500, numero di pubblica utilità per informazioni e consigli, legati al caldo. Al 1° luglio sono arrivate oltre 400 chiamate, con Lazio, Lombardia e Puglia tra le regioni più attive. Le richieste di primo livello riguardano nel 28,7% i rischi per la salute connessi al caldo e nel 27,7% i bollettini sulle ondate. Le chiamate di secondo livello riguardano nel 58,3% disturbi cardiocircolatori e nel 16,7% problemi psico‑sociali.
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