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Cartellino rosso a Israele

28/08/2026 · Article 🕐 🆕
«Show Israel the red card» nasce con lo striscione nella curva del Celtic di Glasgow durante la partita di Champions League contro il Bayern Monaco del 12 febbraio 2025. In sintesi, si chiede l’esclusione delle società calcistiche israeliane dai tornei internazionali. «È tempo che UEFA e FIFA pratichino i valori che predicano: uguaglianza, rispetto e diritti umani» aveva spiegato il gruppo di tifosi del Celtic della Green Brigade. «I tifosi di calcio hanno una piattaforma unica e potente e, con tale influenza, ne deriva una grossa responsabilità. Chiediamo ai tifosi di calcio di tutto il mondo, che valorizzano la vita, l’umanità, la dignità, la libertà, la pace e la giustizia, di essere coraggiosi e di usare la loro voce per opporsi ai crimini di Israele e schierarsi con la Palestina».   Da quel momento, la campagna “Mostrare il cartellino rosso a Israele” si è diffusa in molti stadi del mondo, sostenuta apertamente da un centinaio di tifoserie organizzate, tra le quali quella dell’Empoli nella serie A italiana. L’indignazione per quanto accaduto (e accade) in Palestina, si è espressa in altre forme. Anche la Curva Sud del Milan, i cui capi erano molto amici di Salvini, aveva esibito lo striscione “Fate silenzio quando i bambini dormono, non quando muoiono”. La sollecitazione di escludere la Federazione calcio israeliana (IFA) è indirizzata a UEFA e FIFA, gli stessi organismi che quattro giorni dopo l’aggressione russa all’Ucraina hanno bandito la federazione calcistica russa. Una doppia morale a detta di molti osservatori.   Una richiesta formale di esclusione da ogni competizione delle società israeliane era stata inoltrata alla FIFA nel 2024 dalla Federazione calcistica palestinese. Tra le molte motivazioni, il fatto che ai campionati israeliani partecipino sei squadre con sede negli insediamenti illegali del territorio palestinese occupato, contravvenendo alla norma degli statuti FIFA che stabilisce che “le associazioni affiliate e le loro squadre non possono disputare partite nel territorio di un’altra associazione affiliata senza l’approvazione di quest’ultima”.   Nel marzo di quest’anno, dopo aver rinviato quattro volte la decisione, la FIFA ha respinto la richiesta. “La FIFA non ha rispettato le proprie regole, violando apertamente il diritto internazionale. Aveva una chiara opportunità di difendere i diritti delle persone palestinesi e il diritto internazionale: con la sua decisione ha scelto, in modo vergognoso, di abbandonare entrambi” aveva commentato Steve Cockburn, responsabile del Programma giustizia economica e sociale di Amnesty International.   Che il calcio ai massimi livelli non sia, purtroppo, solo un semplice sport, lo dovrebbero aver capito anche i bambini al loro primo mondiale. Lo spettacolo offerto dall’accoppiata Trump-Infantino dovrebbe aver sciolto le ultime riserve. A contare sono soldi e interessi politici. Spinte da UEFA e FIFA, diverse federazioni calcistiche europee sanzionano le squadre dove gli spettatori espongono negli stadi dei riferimenti a quanto stia accadendo a Gaza.    Più papisti del papa Infantino si sono rivelati i tifosi della curva nord dell’FC Lugano. “Non tollereremo, all’interno dello stadio, l’esposizione di simboli, bandiere, striscioni o slogan che non siano strettamente legati all’FC Lugano. Chiunque acceda al nostro stadio o si trovi nelle sue immediate vicinanze è tenuto a rispettare questa linea. Non ci saranno ulteriori avvisi, richiami o discussioni in merito” si legge nel comunicato firmato Curva Nord.   Il comunicato fa riferimento alla partita di giovedì prossimo, 20 agosto, dove alle 20.30 all’Ail Arena il Lugano si giocherà l’accesso alla fase campionato di Conference League contro la squadra israeliana Maccabi Tel Aviv. La tifoseria della squadra israeliana, notoriamente di estrema destra, si è resa protagonista di diversi episodi razzisti e ultranazionalisti. Tra i più eclatanti quello avvenuto nel novembre 2024 ad Amsterdam, quando prima della partita contro l’Ajax, hanno strappato dai balconi delle bandiere palestinesi, pestato un tassista di origine marocchina per poi presentarsi all’ingresso dello stadio cantando “Non ci sono più scuole a Gaza perché non restano più bambini”, come documentato da filmati online. Il fine partita è poi stato contraddistinto da scontri ai danni della tifoseria del Maccabi, col risultato di cinque tifosi israeliani ricoverati e una sessantina di arresti.   In occasione della partita di giovedì sera a Cornaredo, il Coordinamento unitario a sostegno della Palestina, Gaza Ac
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