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Bce cauta, il capo economista: «Vedremo se lo shock energetico avrà effetti su alimentari e servizi»
I banchieri centrali europei riuniti a Sintra mostrano cautela sui prossimi sviluppi dell’inflazione, dopo la tregua tra Iran e Usa e la recente frenata dei prezzi evidenziata a giugno dai dati preliminari di Germania, Francia e Italia. Gli interrogativi riguardano, in particolare, l’insorgenza di effetti di secondo impatto (second-round effects): il meccanismo per cui un rialzo iniziale dei prezzi – tipicamente energetici o alimentari – si trasmette ad altre componenti dell’economia attraverso le spinte al rialzo di salari e contratti collettivi, che a loro volta inducono le imprese ad aumentare ulteriormente i prezzi per compensare i maggiori costi del lavoro. Un circolo vizioso che la Bce vuole evitare a tutti i costi, monitorando le dinamiche salariali e le aspettative di inflazione a medio termine. «Gli effetti di secondo impatto probabilmente richiederanno un po’ di tempo», ha detto il capo economista della Bce Philip Lane in un’intervista a Bloomberg Television, aggiungendo di essere concentrato soprattutto «sugli effetti indiretti», in particolare sull’andamento dei prezzi alimentari e dei servizi. Il Consiglio direttivo, ha spiegato, è determinato a «non rinchiudersi in una gabbia» per quanto riguarda la traiettoria della politica monetaria, senza escludere un ulteriore rialzo dei tassi di interesse dopo che, nella riunione dell’11 giugno, l’istituto di Francoforte ha aumentato i tassi di 25 punti base, il primo rialzo dal 2023. Lane ha inoltre riconosciuto che il miglioramento della situazione geopolitica in Medio Oriente ha favorito un recupero della fiducia, ma ha precisato che non si è ancora tornati ai livelli precedenti al conflitto: «Non è che ci sia stato un ripensamento molto rapido del sentiment di investitori e consumatori. Probabilmente hanno bisogno di vedere che l’attuale accordo di pace si trasformi in qualcosa di più duraturo». Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, uno dei «falchi» del Consiglio direttivo della Bce, si limita a rilevare che «l’inflazione è ancora significativamente sopra il nostro obiettivo e lo shock dei prezzi energetici non è finito, è ancora nel sistema», sottintendendo che, stando così le cose, ulteriori rialzi dei tassi da parte dell’Eurotower sono inevitabili. Una visione su cui concorda anche il governatore della banca centrale del Belgio Pierre Wunsch, secondo cui, tuttavia, la necessità di un secondo rialzo dei tassi appare oggi meno evidente rispetto a quanto fosse al momento della riunione di giugno. «Con l’accordo tra Stati Uniti e Iran, l’origine dello shock è più o meno scomparsa», ha detto il banchiere centrale, aggiungendo che «potrebbe essere necessario un altro rialzo, ed è naturalmente quello che i mercati continuano a prezzare, ma non tanto quanto pensavamo a giugno». Senza indicare una tempistica precisa, Wunsch ha detto di preferire un intervento tempestivo qualora i dati dovessero confermare la necessità di un ulteriore irrigidimento della politica monetaria. «Se riteniamo di aver bisogno di un altro rialzo, preferirei muovermi rapidamente. Questo non significa luglio». Cautela anche da parte di un altro membro del Consiglio direttivo della Bce, l’olandese Olaf Sleijpen. «Il calo dei prezzi del petrolio è naturalmente una buona notizia dal punto di vista dell’inflazione – ha detto – ma resta da vedere che cosa ci sia ancora in arrivo». Sleijpen ha affermato che lui e gli altri membri del Consiglio direttivo «non hanno realmente visto» finora effetti di secondo impatto sull’inflazione, ma stanno monitorando con particolare attenzione l’evoluzione dei salari. «Sappiamo che i salari reagiscono con ritardo, quindi vedremo quali saranno le richieste dei sindacati quando inizieranno le trattative. È certamente uno degli aspetti che personalmente seguirò con molta attenzione». I NUMERI 2023 anno dell'ultimo rialzo prima dello shock energetico 0,25 punti base di rialzo a giugno 2,25% tasso di riferimento
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