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Nuovi blackout a Torino: e in Sala Rossa esplode il caso
AGGIORNAMENTO 17.00: i disservizi continuano a macchia di leopardo: dalle 17 circa è anche la Crocetta a rimanere al buio. torino: blackout. Recitano così i cartelli dei consiglieri comunali di opposizione che sfilano in Sala Rossa. Proprio in quei minuti i contatori di decine e decine di abitazioni e locali, dal centro di via Po fino a corso Novara, rimanevano con condizionatori e frigoriferi spenti. Chi sperava di pranzare fuori ha dovuto fare dietrofront. Il giorno prima era toccato a Mirafiori. Continuano a macchia di leopardo i blackout sul territorio cittadino dovuti all'anomala ondata di caldo e alla rete di alimentazione vecchia e incapace di reggere un simile stress. I consumi, infatti, starebbero continuando ad aumentare: in tre anni, i consumi di metà giugno sarebbero quasi raddoppiati: da 250 MW del 2023 a oltre 440 MW del 2026. Con picchi che rispetto al passato durano molto più a lungo. Per questo le opposizioni in Consiglio comunale hanno presentato un'interpellanza all'assessora alle Politiche per l'Energia Chiara Foglietta, a seguito delle continue segnalazioni in arrivo da ogni parte della città: i residenti lo segnalano spazientiti ormai quotidianamente sui gruppi Facebook di quartiere. Ma nessun indennizzo a meno che il blackout non superi le 8 ore, come da norma nazionale. Nel rispondere Foglietta snocciola i numeri degli investimenti: quasi triplicati nell'ultimo decennio. "Ireti ha attivato un rafforzamento progressivo e significativo degli investimenti - afferma - Nel periodo 2020–2030 si registra una crescita continua, da circa 45 M€ annui fino a oltre 120 M€ a fine piano. L’accelerazione è particolarmente evidente a partire dal 2025, con incremento strutturale degli impegni: il piano industriale prevede oltre 500 milioni di euro (515 M€) di investimenti sulla rete elettrica di Torino nel periodo 2025–2030". In particolare si passa dai 114 milioni del triennio base (2019-2021) a 166 milioni nel 2022–2024 (+46%), per raggiungere 233 milioni nel 2025–2027 (+104% rispetto al baseline) e 309 milioni nel 2028–2030, con un aumento di oltre il 170 per cento. Un piano che secondo l'esponente di giunta evidenzierebbe con chiarezza la priorità strategica: rafforzare la rete di distribuzione. Chiarimenti che non sciolgono i dubbi della capogruppo FI Federica Scanderebech: «Non siamo più davanti a episodi sporadici. Se la causa è davvero l’obsolescenza della rete, allora il problema è strutturale. Ai torinesi non interessa sapere di chi sia la colpa, ma quando il problema verrà risolto». «Per il secondo anno consecutivo migliaia di cittadini, attività commerciali e imprese si trovano a fare i conti con interruzioni dell'energia elettrica, semafori spenti, disagi alla viabilità e danni economici. Una situazione che non può essere considerata normale in una grande città europea», incalza invece il capogruppo azzurro Domenico Garcea. "Dovremmo essere una città che non si "spaventi" e resti accesa anche con 35°", aggiunge il capogruppo FdI Enzo Liardo. Perplesso delle spiegazioni ricevute anche Pino Iannò (Torino Libero Pensiero): "Caldo anomalo? Lo sapevamo tutti. Sono anni che ci dite le stesse cose". "Purtroppo è la nuova normalità. Usarla come spiegazione a posteriori equivale ad ammettere si continua ad arrivare impreparati e danni per i commercianti sono concreti e importanti al di fuori dell'Aula", aggiunge il capogruppo M5S Andrea Russi. [articlepreview id="653319" link="https://www.torinocronaca.it/news/torino/653319/iren-emergenza-blackout-a-raffica-piano-straordinario-per-san-giovanni.html"] Sagace il consigliere in quota Lega Giuseppe Catizone: "Utili da record (quelli della multiutility Iren, che nel primo trimestre del 2026 sono arrivati a 129 milioni di euro) ma un sistema di elettrificazione da Terzo Mondo". Il Gruppo avrebbe predisposto tre gruppi elettrogeni chiamati a intervenire in presenza di guasti: uno fisso a Palazzo Madama e altri due in zona Bertolla. Per gli ultimi blackout, invece, Ireti fa sapere che riguardo il guasto sul cavo che alimenta il centro il 60% delle utenze sono state rialimentate in breve, e si sta lavorando per il rientro totale.
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