www.corrieredellumbria.it
Sesso in carcere tra detenuti a Perugia: lei resta incinta e torna in libertà
Una detenuta è rimasta incinta dopo un rapporto sessuale durante un colloquio – autorizzato - con il compagno, pure lui detenuto, nella sezione maschile e, come previsto per legge, ha chiesto e ottenuto di differire la pena da scontare, uscendo quindi dal carcere. Arriva dall’istituto penitenziario perugino di Capanne una storia che ha dell’incredibile e che apre a scenari ancora tutti da scrivere e regolamentare in rapporto al diritto all’affettività sancito da una sentenza della Consulta e messo in atto - in qualche carcere d’Italia - sulla base di linee guida del Dap, in cui però non è previsto il caso di incontri tra due persone detenute e non si fa espresso riferimento all’eventualità che la persona detenuta sia donna. Senza contare che, nel carcere perugino, al contrario di quello di Terni, una stanza per l’affettività - con tutte le regole annesse - non esiste. [articlepreview id="452173" link="https://www.corrieredellumbria.it/news/cronaca/452173/si-suicida-in-carcere-dopo-un-colloquio-con-la-mamma-dramma-a-capanne.html"] Secondo quanto ricostruito, nonostante il caso abbia causato intuibili imbarazzi e polemiche che hanno innescato un elevato riserbo, i due detenuti, che nei prossimi mesi diventeranno mamma e papà, erano stati trasferiti nel carcere di Capanne dalla Toscana. Dopo reiterate richieste, i conviventi, avevano ottenuto il via libera a un colloquio interno al carcere, non di quelli “intimi”. Non essendo stata istituita una stanza dell’amore a Capanne, non è possibile infatti gli sia stato accordato un permesso per avere rapporti sessuali. Tant’è vero che l’incontro tra la coppia è avvenuto in una normalissima sala colloqui. Di contro però, stando a quanto emerso, per quel colloquio, diversamente da quanto avviene per tutti gli altri, non sarebbe stata prevista la sorveglianza di un agente. Il colloquio risale a febbraio e successivamente, una volta acclarata la gravidanza, la detenuta - come previsto per legge - ha chiesto e ottenuto il differimento della pena che doveva scontare, tornando in libertà. [articlepreview id="446239" link="https://www.corrieredellumbria.it/news/attualita/446239/dalla-costola-di-una-colomba-il-nuovo-spettacolo-con-i-detenuti-di-capanne.html"] I profili problematici, come intuibile, sono molteplici: perché non è stata prevista la sorveglianza come per tutti i colloqui? L’ipotesi è che si sia voluto andare incontro ai due detenuti che chiedevano con insistenza un incontro, forse però non tenendo conto che la norma ha stabilito un perimetro ben preciso per le stanze dell’affettività. Ma anche, com’è possibile che nelle linee guida del Dap che regolano il diritto all’affettività per i detenuti non sia prevista la situazione nella quale a rivendicarlo siano due detenuti? E come si concilia con il diritto alla maternità? O con la possibilità che qualcuno utilizzi una gravidanza in maniera strumentale? Tantissimi interrogativi che vanno ben oltre il singolo caso che, comunque, ha portato ad accertamenti interni tutt’ora in corso. [articlepreview id="446019" link="https://www.corrieredellumbria.it/news/attualita/446019/al-carcere-di-capanne-inaugurata-la-palestra-per-l-attivita-motoria.html"] Su quanto accaduto a Capanne, sottolineando la “assoluta delicatezza” interviene il garante regionale per i detenuti dell’Umbria, Giuseppe Caforio: “E’ necessario attendere gli approfondimenti disposti in merito, che sono di molteplice natura e poi eventualmente giungere a conclusioni. Il problema del diritto alla sessualità in carcere è enorme. Rimane la questione generale della necessità di creare le condizioni, secondo i principi dettati dalla Corte costituzionale, in relazione alla necessità di assicurare affettività ai detenuti, anche nell’ottica della loro riabilitazione. Ma questo episodio crea un precedente che dovrà essere esaminato anche per i colloqui futuri. È delicato dirlo ma quando si tratta di donne la questione diventa estremamente delicata e complessa, perché probabilmente si va oltre l’idea dell’affettività a cui pensava la Corte Costituzionale, andando a incidere su altri diritti come quello appunto di essere madre. Il problema è capire anche l’eventuale natura strumentale talora del parto che almeno in astratto - e non mi riferisco a questo caso - ci potrebbe essere. Io sono a conoscenza di molti ricorsi perché i detenuti lamentano la violazione del loro diritto, sancito dalla Consulta, all’affettività”.
Leggi l'articolo su www.corrieredellumbria.it