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Lega, aumenta il disagio interno

19/08/2026 · Article 🕐 🆕 ⚠️
Tensioni nella Lega: Belotti chiede un cambio ai vertici e attacca sulla scelta di Vannacci Il clima politico all’interno della Lega si fa sempre più rovente. La gestione della leadership federale e la linea strategica del partito sono finite di nuovo al centro di un duro dibattito interno, alimentato dalle dichiarazioni senza filtri di figure storiche del carroccio. A sollevare la tempesta questa volta è Daniele Belotti, ex parlamentare ed esponente di spicco del movimento in Lombardia, che ha chiesto apertamente un cambio di passo e la sostituzione del segretario federale Matteo Salvini. La richiesta della base e dei militanti storici della Lega non nasce improvvisamente, ma rappresenta il culmine di un malcontento strisciante legato al costante calo nei consensi elettorali. Secondo Belotti, il partito sta scivolando verso percentuali che ricordano i momenti più bui della sua storia recente, sfiorando soglie critiche che mettono a rischio la rappresentatività e la radicata presenza territoriale del movimento padano. Un calo elettorale continuo: dai vertici al rischio del 4% Il nodo centrale della critica rivolta ai vertici della Lega riguarda i numeri. Belotti osserva come, nell’arco di sette anni, il patrimonio di voti raccolto dal partito si sia progressivamente dissolto. Dai picchi storici raggiunti negli anni passati, la traiettoria politica sembra oggi riavvicinarsi ai livelli del 2013, quando la forza politica si attestava intorno al 4% prima della svolta salviniana. Il problema non è rappresentato unicamente dai sondaggi o dalle tornate elettorali, ma dalla trasformazione organizzativa interna. La chiusura di decine di sezioni storiche, in particolare nel cuore pulsante del partito come la Lombardia, testimonia una perdita di contatto con i territori. La sfiducia cresce tra i militanti della prima ora, che vedono allontanarsi i principi fondanti in favore di strategie comunicative centralizzate che non sembrano portare i risultati sperati. Il caso Vannacci e l’allarme inascoltato dei militanti Tra i punti di maggiore attrito interni alla Lega figura la scelta di arruolare il generale Roberto Vannacci. Una decisione fortemente voluta da Matteo Salvini ma contestata fin da subito da un’ampia fetta della base e della dirigenza nordista. Gia nel mese di aprile del 2024, venti militanti storici — tra cui lo stesso Belotti — avevano inviato una lettera pubblica al segretario federale. Nel documento si metteva in guardia la leadership sui rischi politici ed elettorali legati all’ingresso di figure divisive nel partito. A distanza di tempo, la lettura dei dati elettorali sembra confermare i timori della prima ora: il calo dall’8,9% a percentuali drammaticamente più basse indica che l’operazione non ha prodotto l’allargamento del consenso sperato, finendo invece per allontanare l’elettorato tradizionale. Le richieste di chiarimento e la posizione di Attilio Fontana Le critiche espresse da Belotti trovano sponda nelle recenti esternazioni del Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. La necessità di affrontare una discussione aperta ed evitare di ignorare i segnali di crisi è diventata ormai un’urgenza non più rinviabile all’interno del Consiglio Federale. Per lungo tempo, sottolineano le voci critiche, gli organi direttivi hanno evitato un’analisi autocritica sulle ragioni delle sconfitte, lasciando che la base si demotivasse. L’assenza di un dibattito franco ha accentuato la spaccatura tra la gestione centralizzata e le esigenze delle strutture locali, sempre più in difficoltà nel giustificare ai propri elettori le scelte della segreteria nazionale. Faccia a faccia con Salvini: la richiesta di una svolta federale La richiesta di Belotti di sostituire il segretario federale non è rimasta una dichiarazione ad uso e consumo dei media. L’ex deputato ha confermato di aver espresso la propria posizione direttamente a Matteo Salvini in un confronto vis-à-vis, rivendicando la legittimità di chiedere una svolta radicale per salvare la storia e il futuro del partito. Il confronto interno al carroccio si preannuncia decisivo. Resta da capire se la segretaria sceglierà la strada dell’arroccamento o se si aprirà finalmente una fase di congresso straordinario capace di ridisegnare l’identità, la linea politica e la leadership della forza politica. Cosa succede adesso nel partito * Richiesta di congresso: Cresce la pressione da parte dei territori del Nord per un dibattito aperto sulla leadership. * Revisione delle alleanze e delle candidature: Si chiede un ritorno alle origini e a candidature rappresentative dell’identità territoriale. * Analisi dei dati reali: Risulta indispensabile valutare l’impatto delle recenti scelte comunicative sulla perdita effettivo dei consensi. La sfida per il futuro del movimento si gioca tutta sulla capacità di ascoltare la propria base e di ridefinire una traiettoria stra
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