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Pacchi extra Ue: chi paga il dazio?
Cinque miliardi: per una volta non stiamo parlando di euro o dollari. Cinque miliardi è il numero di pacchi con prodotti acquistati su piattaforme di e-commerce, di valore fino a 150 euro, che entrano nei Paesi dell’Unione Europea e che provengono da altri continenti. Una cifra enorme, che da sola basta a far capire quanto i prodotti venduti sotto costo e provenienti per la maggior parte dalla Cina siano in grado di distorcere il mercato. Da ieri c’è un argine. Si tratta di un dazio di tre euro che viene applicato su ogni codice prodotto contenuto nei pacchi. La definizione è importante perché significa che se in una scatola ci sono tre magliette e un cavetto per il computer, il dazio applicato sarà di sei euro. Ci fossero state soltanto le tre magliette la cifra da pagare sarebbe stata di tre euro. Primo passo Basterà questo provvedimento messo in campo da Bruxelles a dare una boccata di ossigeno al commercio made in Italy e made in Europe? Perché il nocciolo sta qui: mettere in campo un aiuto per i negozi di prossimità di tutti i Paesi del vecchio continente. «Si tratta di un primo passo importante - sottolinea Rudy Collini, presidente di Confcommercio Uniascom provincia di Varese - perché fino a ieri non erano previsti dazi, entrava merce di basso livello anche difficile da controllare e non sempre adeguata alle norme Ue: una concorrenza sleale su tutti i fronti. Questo è un primo passo, nella direzione di tamponare il divario esistente tra Ue e Paesi extra Ue». Con una aggiunta che deve fare riflettere: vent’anni fa questi 5 miliardi di pacchi non c’erano. Si comprava tutto più o meno vicino a casa. Chi paga? Fin qui il provvedimento, positivo. Sullo sfondo, però, resta una domanda che i consumatori, associazioni comprese, si sono già posti in questi giorni: chi paga questi tre euro per ogni codice prodotto? La normativa dice che non è il consumatore a dover sborsare il dazio. Il dazio è a carico della piattaforma, del venditore, del corriere o di qualsiasi soggetto coinvolto nella catena di importazione e trasporto. I consumatori non sono legalmente responsabili del pagamento. Perfetto. Ma poi questa norma come sarà applicata dalle grandi piattaforme di e-commerce? Andando sul pratico: aumenteranno i prezzi dei prodotti in modo da “ammortizzare” il dazio, oppure al momento del pagamento ci sarà una voce aggiuntiva per la tassa in questione o resterà tutto com’è e le piattaforme sborseranno il denaro dovuto senza colpo ferire? Ovviamente le risposte ora non ci sono. Di sicuro l’Unione Europea dovrebbe fare cassa. Servizio completo sulla Prealpina in edicola giovedì 2 luglio, disponibile anche in formato digitale.
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