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Terminati i sopralluoghi, per l’ex Beko si profilano altri potenziali investitori
Sullo sfondo si potrebbero affacciare altri soggetti interessati a inquadrare da vicino l’area occupata fino a poco tempo fa da Beko. Uno strappo alla regola, perché nell’avviso pubblico si obbligava le aziende propense a dare un seguito industriale allo stabilimento, a presentarsi nella due giorni di sopralluoghi. Ieri si è svolta l’ultima visita mentre il giorno prima ce ne erano state due. Una di queste da quanto trapelato non sarebbe stata “strutturata”. Di fatto, a parte questo dettaglio, nessuno degli ingressi era vincolante a formulare una proposta. Anzi, la presentazione del piano industriale è prevista solo in seconda battuta, quando Invitalia avrà verificato la sussistenza delle condizioni per andare avanti. Nonostante il cauto ottimismo circolato da più parti, è evidente che il processo di reindustrializzazione è ancora fermo al palo. A sei mesi dall’addio di Beko e a più di un anno dall’accordo per salvare Siena, il futuro resta un percorso tutto da scrivere. Il patto di riservatezza consente di tenere una cappa sulle trattative, che così restano un discorso privato tra Ministero/Invitalia e le eventuali realtà interessate. L’unico spiraglio è stato aperto dal consigliere di Sviluppo Industriale Siena, Gabriele Corradi, che si è detto scettico sull’arrivo di Leonardo. Per lavoratori e parti sociali, a secco di informazioni di prima mano, diventa così complesso trovare un appiglio per guardare avanti con fiducia. Soprattutto se dovesse prendere campo la strada dello spacchettamento del sito. Nessuno sembra volerlo, ma al momento non c’è proprio la fila di investitori davanti ai cancelli: tutto ciò limita le opzioni di scelta. Eppure, per il ministro Adolfo Urso “siamo riusciti a convincere Beko a realizzare un piano sostenibile che si sta attuando anche nello stabilimento di Siena”. Con molta calma.
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