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Trenta gradi in case anziani ticinesi: sotto pressione anche i curanti

28/08/2026 · Article 🕐 🆕
In alcune case anziani del Ticino, in questi ultimi due mesi, il termometro è schizzato a 30 gradi. Non fuori, ma dentro: dove vivono gli anziani e lavora il personale socio-sanitario. A soffrire il caldo non sono soltanto i residenti, ma anche chi si prende cura di loro. «Il curante soffre come tutti del caldo» sottolinea Numa Mencarini, fra i fondatori di Curanti.0, associazione no profit, nata dopo la pandemia, un’altra prova estrema per i professionisti di questo settore professionale.   Non solo strade, cantieri e fabbriche. La canicola di questi mesi rende visibile un’infrastruttura che normalmente non vediamo: quella dei corpi dei curanti, che in questa estate rovente è messa sotto pressione. Infermieri e operatori sociosanitari che entrano ed escono dalle stanze, aiutano un residente ad alzarsi, lavarsi, vestirsi, mangiare. Corpi che durante una giornata di caldo estremo continuano a muoversi con fatica, aumentando così anche i rischi di errori.   Chi protegge chi cura gli anziani? La domanda riguarda una delle infrastrutture indispensabili sulle quali si regge la nostra società. La protezione delle persone più vulnerabili passa attraverso altri corpi: se cedono questi ultimi, crolla una parte dell’organizzazione sociale e sanitaria. «La nostra professione la viviamo come una vocazione» spiega Mencarini. Ma in questi mesi surriscaldati come non mai, la vocazione è stata confrontata con un clima che ha messo in difficoltà luoghi, organizzazione del lavoro e corpi. Il portavoce di Curanti.0 ci descrive gli accorgimenti introdotti in alcune strutture per affrontare le giornate di caldo estremo: la possibilità data al personale di fare la doccia sul posto di lavoro, e la messa a disposizione di  frutta fresca, ventilatori e, in alcuni casi, climatizzatori mobili, i cosiddetti "pinguini". Quando un residente soffre particolarmente il caldo, «il ventilatore viene spostato nella sua stanza. Alcuni familiari ne hanno acquistati personalmente per i propri congiunti». Sono interventi utili, ma Mencarini li definisce per quello che sono: «Soluzioni tampone». Perché se «questo è il clima destinato a caratterizzare le prossime estati, non bastano accorgimenti d’emergenza».   Il paradosso è evidente: il caldo indebolisce chi deve essere assistito e contemporaneamente aumenta il lavoro di chi lo assiste. All’interno di alcune case anziani si sono registrate temperature record fra i 28 e i 30 gradi: non bisogna fare voli pindarici per immaginarsi la qualità di vita all'interno degli edifici. Ci sono residenti – continua Mencarini – che fanno fatica a dormire, altri che devono essere controllati più attentamente. Bisogna insistere con l’idratazione, osservare le condizioni di salute, prestare particolare attenzione alle persone con cardiopatie o altre patologie e vigilare sugli effetti dei farmaci. «Il personale è sempre meno e con la canicola è sottoposto a un carico supplementare» osserva Mencarini.   Il corpo che cura è anch’esso vulnerabile. Lavorare in una casa anziani significa muoversi continuamente: da una stanza all’altra, dal letto al bagno, dalla camera alla sala comune. La divisa non aiuta e alcune strutture hanno già iniziato a ragionare sulla possibilità di utilizzare indumenti più leggeri. Ma la fatica non è soltanto fisica. «Il curante deve avere le risorse adatte per curare» annota Mencarini. E tra le risorse c’è anche il tempo. I turni spezzati, evidenzia il professionista, non aiutano. Un curante può essere impegnato dalle sette del mattino fino a oltre le 19, con una pausa nel mezzo che non necessariamente è un periodo di recupero. Alcune direzioni stanno quindi valutando, almeno in parte, l’introduzione di turni continuati. In altri Cantoni la turnistica spezzata  è già stata superata. Anche questo significa affrontare il cambiamento climatico: non soltanto adattare gli edifici, ma ripensare l’organizzazione del lavoro.   Una responsabilità politica Quello che emerge dal racconto di Mencarini è un problema di salute pubblica. Per Enrico Borelli, corresponsabile nazionale del settore Care di Unia, i periodi di caldo estremo, sempre più lunghi e intensi, impongono di ripensare non soltanto i luoghi di lavoro all’aperto, ma anche quelli all’interno, come le case di cura. Il punto, per il sindacalista, è soprattutto uno: l’adattamento delle strutture, progettate in un altro contesto, non può essere lasciato alla buona volontà delle singole direzioni. La responsabilità è politica e per questo occorrono finanziamenti statali. Per Bor
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