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Maternità e oscurità: quando la gioia del parto lascia il posto alla depressione post-partum

18/08/2026 · NewsArticle 🕐 🆕
Uno dei momenti più belli e indimenticabili nella vita di una donna è la nascita di un figlio, attimi di gioia che in numerosi casi vengono però offuscati da ansia e preoccupazione; è addirittura accertato che, nei giorni immediatamente successivi al parto, oltre il 70% delle madri può manifestare leggera depressione, tristezza, crisi di pianto, senso di inadeguatezza o labilità emotiva. Una condizione legata soprattutto ai cambiamenti ormonali e che tende a scomparire in modo spontaneo entro il primo mese ma, quando questi sintomi non regrediscono o appaiono in modo prepotente e durano nel tempo, si può parlare di depressione post-partum; non una semplice stanchezza dovuta alla mancanza di sonno o al pensiero delle nuove responsabilità, dunque, ma qualcosa di più intenso e subdolo che compromette la vita quotidiana e il rapporto con il neonato. «Io non avevo mai sofferto di depressione e nemmeno nella mia famiglia c’erano stati casi di questa patologia – racconta Noemi Ferrari, Educatrice infantile in pensione – ero una ragazza solare ed avevo fortemente voluto la maternità tanto che, appena nacque la mia prima figlia, ero al settimo cielo e così fu per circa una decina di giorni poi, improvvisamente, fui invasa da una tristezza profondissima, inspiegabile, non mi interessava più niente, – continua Noemi Ferrari – nemmeno la bambina mi dava serenità, ero apatica, mi sentivo inadeguata, non avevo attenzione e mi mancava anche la forza di alzarmi dal letto». Una situazione insostenibile che purtroppo si presenta senza preavviso, che isola, che fa sentire in colpa. «Io stavo malissimo ma per fortuna ho potuto contare sull’aiuto di mia madre, – aggiunge Noemi – guardavo la televisione e non capivo nulla, non sapevo più fare una lavatrice o leggere un libro, qualsiasi piccola attività mi gettava nel panico». Un malessere importante che non va sottovalutato, «il medico di base inizialmente mi consigliò uno psicologo ma, non ottenendo risultati, mi rivolsi ad un neurologo che mi prescrisse una cura, solo così ne venni fuori dopo alcuni mesi». Non è quindi questione di volontà o di “capricci”, come qualcuno dice, bisogna piuttosto intervenire con il supporto medico. «Poi, così come era venuta, la depressione passò. Per tre anni, fino al parto successivo. Nel secondo caso arrivò dopo nove mesi esatti - testimonia ancora Noemi Ferrari – incominciò con la tristezza della prima volta, non c’era più gioia ma piuttosto fastidio verso tutto e tutti, non avevo più appetito, soffrivo d’insonnia. Non avevo mai provato un malessere così invalidante, un dolore così profondo; tornai dal neurologo e con una cura giusta e la lettura di “E liberaci dal male oscuro” dello psichiatra Giovanni Cassano, ne venni fuori anche quella volta». Un calvario comune a tante neomamme, insomma, che si presenta magari con sintomi diversi e che fa dubitare delle proprie capacità ma che non significa fallimento, anzi, è semplicemente un momento della vita, che può capitare, che bisogna riconoscere per parlarne con un professionista, per chiedere aiuto perché solo così è facile uscirne in modo sereno.
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